È trascorso poco più di un mese dall’incontro del Santo Padre con i rappresentanti della scienza nell’Aula Magna dell’Università di Regensburg, un incontro che noi europei faremmo meglio a non dimenticare. Un mese dalla lectio magistralis nell’ antica Università d’Europa. Dapprima un incipit commovente fatto di ricordi da cattedratico, poi la riflessione sul ruolo dell’Università, quindi l’argomentazione sulla necessità del connubio tra Rivelazione e Ragione. Nella comprensione di Dio l’uomo deve servirsi del pensiero, del logos. Logos significa insieme ragione e parola: in questo punto si manifesta la profonda concordanza tra il pensiero greco e il messaggio biblico. La convinzione che tra Dio e noi, tra il suo eterno Spirito creatore e la nostra ragione esista una analogia. Ciò che è divino è ciò che si è mostrato attraverso il logos e come logos ha agito e agisce per l’uomo. Quest’incontro, dice il Papa, tra la fede biblica e l’interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco, ha trovato la sua impronta storicamente decisiva in Europa. E aggiunge: “Possiamo esprimerlo anche inversamente: quest’incontro ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa”. Il sillogismo è astringente:“Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. A questo si riduce lo sgarbo imputato al Santo Padre: a questo concetto filosofico prima ancora che teologico, lascito di un’evoluzione millenaria del pensiero greco-romano e cristiano fortificato dalle idee illuministiche, principio che tanto è costato all’Europa in termini di sangue e di presa di coscienza, assunto sul quale poggiano le radici della nostra storia. “Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza”. Dunque non negazione, non critica negativa del pensiero moderno, al contrario, un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa. Questo l’ errore del Pontefice, l’aver voluto incontrare il mondo scientifico, l’averci voluto “ragionare” da uomo moderno.
Una lezione che la cinica e “relativistica” Europa fatica a tenere a mente. Perché l’ Europa in letargo non contempla studio, ascolto, sforzo dell’intelletto, alza la testa e dimostra coraggio solo quando si tratta di essere anticlericali; vergogna. Vuole essere lasciata in pace, affaccendata com’è a ritagliarsi un posto che non ha legami col passato se non attraverso il costume modaiolo, non ha senso del futuro oltre le tecnologie che usa, non ha comprensione del presente nella sua complessità. Una società fondata sull’assolutizzazione dell’io/adesso/e subito nell’abbondanza materica. Una frotta aliena e indifferente che ha rinunciato all’idea platonica di Dio, banalizza il male e pretende di risollevare l’uomo. Insensibile al sapere, alla conoscenza, al dominio di sé e del proprio intelletto, disprezza il raccoglimento e la più intima preghiera, non ha tempo di chiedersi “da dove” e “verso dove". Alleva figli fragili che si piegano al primo soffio di vento, non ha cura dei propri vecchi, si affida ciecamente agli esperti di settore, ricorre alle terapie alla moda, si tranquillizza ingoiando pillole.
Un tempo superba nella convinzione di essere l’apice del genere umano, fattrice di libertà e diritto con i suoi errori e orrori, oggi l’Europa coltiva un’ indifferenza folle per la propria storia, un senso di colpa tale da giungere persino a negare che ci possa essere un nemico. Un nemico orgoglioso di proclamarsi tale, che ha giurato di annientarci, che conta sulla nostra codardia, che ci dice in faccia il perché non può fare a meno di estinguerci, che parla una lingua chiara perché non ha più bisogno di fingere, che ci guarda negli occhi senza bisogno di ulteriori mediazioni. Se tenessimo a mente la lectio del Papa capiremmo forse il rischio dell’ assenza di pensiero che è pietrificazione delle idee, perchè l’ adesione ad una dottrina toutcourt senza esegesi è la negazione del pensiero stesso. Senza pensiero non si esiste e chi non esiste, uccide.
Benedetto allora sia il Papa che con gesto audace a Ratisbona ha spostato di peso il cristianesimo dal Credo al Logos, indicando altre frontiere. Occorre seguirlo, procedere oltre, tornare all’insegnamento dei Padri della Chiesa, e prima ancora alla sapienza più antica, quando l’uomo non conosceva il tempo in cui la luce non era divisa dalla tenebra.

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